sabato 20 luglio 2019

Alla Ricerca

 Alla ricerca di Agata


“Alla ricerca di Agata” fa parte di una trilogia sul “tempo”, non è una saga.
“Racconto Gotico”, nella mia testa, ha tre versione e due finali alternativi. Una versione vedeva Alice cercare James lungo i sotterranei del castello, un'altra raccontava la vera storia di Alice e James nel “mondo reale”, un'altra ancora era una parodia di “Racconto Gotico”.

Ho amato, e odiato, così tanto “Racconto Gotico”, che, quando iniziai a scrivere “Alla ricerca di Agata”, non riuscivo a non pensare a James e Alice.

“Racconto Gotico” l'ho scritto praticamente in tre giorni. Non sapevo come si sarebbero comportati i personaggi. Il famoso “colpo di scena”, che è piaciuto molto ai lettori, è nato dopo aver pronunciato: “Non va bene, è tutto da rifare!”
Il “tutto da rifare” è la chiave del romanzo. Sono una fan di M. Night Shyamalan, mi piacciono i colpi di scena.

“Alla ricerca di Agata” è stato difficile da terminare. A metà racconto conoscevo il finale. Non mi sono divertita come con “Racconto gotico” o “Luci e ombre - la grande mappa dell'immaginazione”, ciononostante è una mia creatura. Conosco a memoria l'inizio di “Racconto Gotico”, il “nevicava da giorni e spostarsi con i mezzi pubblici...” è diventato una burla tra me e Stefano.

Mi sono sempre divertita, e non perché sia un'intellettuale, anzi, a seminare indizi nei miei scritti (post, poesie, racconti... ora libri). Ho da poco letto che “è poco carino” leggere “nomi sconosciuti” sui racconti, è da snob vantarsi della propria cultura. A me piace trasmettere e soprattutto imparare. Penso e ci credo pure, che gli Hawthorne o le Elgee, per citare alcuni scrittori che appaiono sui miei libri, non facciano male all'ego altrui, anzi. E non è nel mio interesse offendere o millantare. 

Torno alla mia vera natura: i racconti. Il prossimo libro si chiamerà 12. Il titolo è l'unica certezza.



 Racconto Gotico


Nevicava da giorni e spostarsi con i mezzi pubblici era un problema, soprattutto per me che non guidavo la macchina. A dire il vero c'era una vecchia corriera che attraversava Borgo e i dintorni.
Il paese era situato ai piedi della montagna, in un silenzio quasi spettrale. Il tempo era stato inghiottito dalle case, che conservavano ancora il sapore del passato, di storie nascoste tra intrecci di corti e cunicoli. In certi momenti, chiudendo gli occhi, percepivo la memoria delle cose lontane, la vita scandita dalle stagioni. Dove secoli prima i pellegrini e i mercanti camminavano su strade selciate, attraversando portici e viuzze strette.

Da “Racconto Gotico”

La città era ancora assonata, arrotolata nelle sue coperte di cemento e alberi. Iniziò a nevicare, minuscoli frammenti bianchi scendevano dal cielo, ondeggiavano come moscerini. Malgrado mi piacesse la neve e l'avessi descritta più volte nei miei racconti, quella mattina non provai nessuna gioia. Avrei passato l’intero pomeriggio in una sala, per presentare la terza edizione del mio libro “Canto d’inverno”, ossia lo splendore della bruttura, come lo avevano definito i critici. Sì, “Canto d’inverno” era un best seller, e io, Isotta Giovenale, ero la Tommy Wiseau della letteratura. I critici, senza utilizzare mezzi termini, consideravano “Canto d’inverno” spazzatura, eppure le persone continuavano a comprarlo, era stato tradotto in più lingue e si profilava nell’aria addirittura un film. Dovevo prendere un treno e andare nei pressi di Chiusa, il mio agente aveva programmato l’intera settimana in Alto Adige, dato che la vicenda si articolava in quelle zone. C’era perfino un tour in cui un turista distratto o un fan del romanzo veniva catapultato in atmosfere incantate, tra borghi antichi, angoli pregni di mistero, sentieri di montagna e, ciliegina sulla torta, castelli secolari. Insomma il tour guidato era uno specchietto per le allodole, fatto su misura per i sognatori, in fondo si trattava di questo. Ogni elemento rimandava ai protagonisti del romanzo, Douglas e Agata, e al loro eterno amore.

Da “Alla ricerca di Agata”

***

Non sono mai stata brava a “scrivere”. Le parole si gonfiano e si sgonfiano a seconda dell'umore. Il mio. Sì, dinanzi ad uno schermo, qualcosa esce sempre. Ho le dita lunghe, sono una dattilografa discreta, scrivo velocemente. Troppo velocemente.

Frequento la rete da 20 anni. Alcuni post, rileggendoli, sono una meraviglia, altri, invece, non respirano. Sono morti ancor prima di venire al mondo. Ho sempre incolpato la mia natura. Incerta.

Mio padre era un collezionista: francobolli, monete, schede telefoniche, cartoline, figurine, libri. In parte ho preso da lui.
Sono cresciuta tra i libri. I miei avevano una collana edizione BUR, dalla copertina rossa. Trecento volumi ingialliti, che oggi sarebbero in voga al macero. Insomma, per farla breve, mia madre me li faceva spolverare.

Ed ecco “Il capitano Singleton” accompagnato da “Il monaco nero” , “La signora Bovary” disperarsi nella sua “Camera con vista” e “Il guardiano del faro” sognare “La certosa di Parma”. Quei trecento volumi oggi sono con me.

Ho sempre letto: riviste, giornali, saggi, biografie, racconti, enciclopedie. Cercavo sui libri la vita: Wilde, Byron, Marilyn Monroe, Billy the Kid .

Tuttavia, mi infastidisco quando qualcuno cinguetta che i libri sono migliori delle pellicole. Seguendo questo ragionamento (profondamente sbagliato) dovremmo buttare via: “Il grande Gatsby”, “I ponti di Madison County”, “Via col vento”, “La mia Africa”, “Passaggio in India”, “Animali notturni”, “It”, “Old Boy” (versione coreana), “Into the wild”...

Ho sempre pensato all'arte come ad un OCEANO. Immenso.

Il saggio “Luci e ombre”, a cui ho cambiato titolo almeno 20 volte, nasce da un gioco: sei gradi di separazione.

La storiella che racconto spesso è la seguente: in quinta superiore portai come tesina Yukio Mishima grazie al film Merry Xmas Mr. Lawrence di Nagisa Oshima. Le musiche del film erano state scritte da Ryuichi Sakamoto, e la canzone “Forbidden colours”, cantata da David Sylvian, prendeva spunto dal libro “Colori proibiti” di Yukio Mishima. Et voilà.

Insomma, il saggio nasce da un gioco, un gioco che ho tentato (“tentato” è la chiave) di fare anche in rete. Ho preso tre libri, li ho spediti a tre persone diverse.

La regola era semplice:

Caro lettore,
il libro che hai tra le mani fa parte di un piccolo esperimento, chiamalo gioco. Potrai lasciare: commenti, appunti, sottolineature. Lascia un segno del tuo passaggio!
Troverai un foglio dove scriverai il tuo nome, così saprò quante persone hanno avuto tra le mani questo libro.
Una volta terminato il gioco, il libro tornerà a me...

***
 Luci e ombre


Quando si visitano antiche vestigia si percepisce il cuore sotto la corazza. Non importa se ci troviamo dinanzi a vecchie carcasse simili a scheletri di dinosauri, riusciamo ancora ad avvertirne il battito. Lento. Sentiamo l'aroma, il profumo inebriante o l'odore acre della storia. Un passato impregnato di saccheggi, battaglie, cavalieri, anime erranti, reliquie, vite nei campi, malattie, carestie e leggende. Strati di patina celano la parte infantile della nostra coscienza, il gusto del magnifico, di quando il nostro pianeta era in balia di idre, sirene, draghi, grifoni e piante misteriose. Nonostante la storia ci abbia mostrato il lato oscuro dell'animo umano, la stessa storia ci ha donato racconti straordinari, preziosi tasselli di una mappa scritta nel linguaggio universale dell'immaginazione e del coraggio. Laddove l'ignoranza segnò il fato di creature innocenti, le tradizioni donarono poemi, incanti, raffigurazioni magiche di altri mondi...

Da "Luci e ombre - la grande mappa dell'immaginazione"

***

La versione cartacea arriverà in agosto...

1 commento:

  1. Io ho ricominciato a leggere da poco, da troppo tempo leggevo solo per aggiornarmi sul lavoro.
    Invidio molto quei trecento libri che hai con te da sempre.

    RispondiElimina

Alla Ricerca

“Alla ricerca di Agata” fa parte di una trilogia sul “tempo”, non è una saga. “Racconto Gotico”, nella mia testa, ha tre versione e du...