domenica 2 giugno 2019

Nataša Cvijanović


Nataša Cvijanović nasce a Grado nel 1979, è una scrittrice, critica, studiosa e artista.

“Tempora d’Autunno”
A Cormòns, le verdi colline del Collio custodiscono un segreto dimenticato dalla storia: la sopravvivenza della Compagnia dei Benandanti e della Congrega delle streghe Dominule. Saranno i due giovani Benandanti Gabriel ed Emanuel Furlan e Diana Samer, la figlia della Somma Strega, a togliere i veli che ammantano le due comunità. La storia del loro incontro e della loro irresistibile attrazione è popolata da diversi personaggi che, in un intreccio di amori e verità nascoste, sveleranno rituali e usi degli uomini e delle donne che hanno convissuto con la magia e la medianità fin dalla notte dei tempi e che troveranno l’apice in Leonora Del Zotto, guaritrice e ultima erede di una stirpe di streghe, che ha abbandonato un’esistenza di privilegi per seguire il sentiero della Grande Madre, la prima Dea.
Di  Nataša Cvijanović conoscevo soprattutto i suoi post e le sue lettere (bellissime), sempre piene di entusiasmo e voglia di vivere. Ora conosco anche la sua scrittura, fatta di sfumature, approfondimento e bellezza.
“Tempora d’Autunno” è un piccolo gioiello. I personaggi sono messi a fuoco, ben amalgamati nel contesto che li circonda. La loro evoluzione è scandita dai capitoli, che con l’avvicinarsi della “Tempora”, diventano sempre più coinvolgenti. La narrazione è perfetta, elevata da un intreccio che, se paragonato agli scrittori del passato, fa di  Nataša Cvijanović la nuova Elizabeth Gaskell. In partenza, e mi scuserà la scrittrice, pensavo di trovarmi dinanzi al solito romanzo fantasy, con quei cliché ripetuti allo sfinimento, Nataša Cvijanović, invece, mi ha piacevolmente sorpresa. La sua scrittura non è mai banale.
Il libro, e lo dico da ex folclorista e cultrice de “i sei gradi di separazione”, è una vera e propria caccia al tesoro.
“… Secondo la tradizione contadina friulana gli eventi atmosferici violenti, come il temporale e la grandine, erano considerate robe di man mandade, ovvero provocati da mano cattiva, da entità negative, quasi sempre causati da streghe. Il cerchio di lame era una misura di contro-offesa e protezione che aveva il fine pratico di far scaricare su di esse eventuali lampi, anziché sulla casa, e quello magico di bandire le negatività…”
“… nel duomo di Sant’Adalberto, costruito nel XVIII secolo e noto ai cultori di misteri per la presenza di mummie nelle sue fondamenta. Purtroppo quelle sepolture erano state irreparabilmente danneggiate da un saccheggio avvenuto durante la Prima guerra mondiale. Da allora i sotterranei erano rimasti chiusi…”
“… intingerò queste calze nella grappa e le infilerò ai tuoi piedi insieme ad altre, in modo che l’acol faccia scendere la temperatura del tuo corpo. E’ un metodo antiquato usato dai contadini da secoli, ma funziona”.
“… Era benedante chi nasceva con la camicia, chi conservava un pezzo del proprio amnio attorno al collo per tutta la vita…”
“… secondo la leggenda queste sigarette vennero create nel XIX secolo dal giavanese Haji Jamahri per curare i suoi attacchi di ansia…”
“Fu la badessa tedesca Ildegarda di Bingen a riscoprire le proprietà rigenerative del farro” spiegò la signora, “così io ne prendo sempre qualche tazza la sera. I biscotti, invece, sono fatti di grano saraceno e zucchero di canna. Sono un toccasana per chi, come me, è minacciato dal diabete, perché questo tipo di grano abbassa la glicemia…”
“… era il febbraio 1647. Otto donne vennero arrestate tra la città e la periferia, accusate di aver partecipato a un sabba. Vennero trascinate nel castello di Vipulzano, vicino a Cormons. Fu il conte Mattia Della Torre a occuparsi della vicenda che, caso raro durante tutta la storia della Santa Inquisizione, eseguì tutto l’iter procedurale con l’ausilio di giudici laici. Fu un processo corto, durante il quale si decise che solo due delle accusate erano fattucchiere: Lucia e Antonia. Le altre imputate furono scarcerate, mentre le presunte streghe vennero giustiziate il primo aprile delle stesso anno. Decapitazione e rogo…”
Il vero cuore di Nataša Cvijanović è racchiuso nel capitolo 49, dove si nota l’amore che ha la scrittrice verso la letteratura e la cultura, sinonimi di bellezza e condivisione.
“… solo in quella stanza, infatti, sua madre non aveva l’ultima parola e la ragazza ne aveva approfittato per realizzar quella che, agli di chi la conosceva, era una follia. Aveva coperto ogni singola parete con scaffali di legno e non era rimasto neanche un piccolo spazio libero, tanti erano i volumi che negli anni era riuscita a raccogliere: tutti i manuali universitari e suoi appunti, tanto per cominciare. Diana era terrorizzata all’idea di dimenticarsi anche una singola materia studiata uno o due anni prima e spesso tornava al libro di riferimento per rinfrescarsi la memoria. In pochi riuscivano a capirla, ma per lei la spiegazione era semplice: adorava la letteratura, sognava di diventare professoressa e insegnare ad altri ragazzi quanta ricchezza fosse presente nei romanzi e, per farlo bene, era certa che fosse fondamentale imprimersi nella memoria quante più informazioni possibili…”
“Tempora d’Autunno” è un giallo “storico” dalle sfumature fantastiche: da leggere!
Un piccolo appunto, da “inventrice di racconti”:  i personaggi di Nataša Cvijanović hanno personalità e spessore. Sono risoluti come la scrittrice che li ha creati.

Altri libri di Nataša Cvijanović : “La dama e l’aquila”, “Il ricettario d Baba Ljuba” e “Tempora d’Autunno”.
Della stessa autrice ho letto: Il ricettario di Bana Ljuba
La mia recensione di “Il ricettario di Baba Ljuba”: qui
Il blog di Nataša Cvijanović : https://www.arteculturae.it/
Foto di: Nataša Cvijanović

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