sabato 15 giugno 2019

Anaal nathrakh, urth vas bethud, dokhjel djenve

A Rossella

Scrivere è come il respiro del bosco. Non ne puoi fare a meno. E' un flusso continuo.
Le persone non lo sanno, ma tutti prima o poi si trovano dinanzi ad una storia. Privata, personale, viscerale, profonda.
A me piace osservare. Scrutare i movimenti altrui. Guardare l'orizzonte con un microscopio. Se ci pensate le nuvole sono composte da minuscole particelle d'acqua e ogni particella è costituita da due atomi di idrogeno legati ad un atomo di ossigeno con legame covalente polare. In chimica un legame covalente polare si forma tra atomi che hanno un alto valore di elettronegatività, in poche parole tra atomi non metallici. Adesso, se dovessi inventare una storia, una qualsiasi, farei litigare gli atomi o semplicemente discorrerei del tessuto che compone le nubi: ossa di bambagia e polvere cristallizzata.
Sì, ogni persona ha una storia da narrare, e che sia comune, pubblica, banale, leggera non importa.
I libri custodiscono i pensieri del mondo. Ci fanno piangere, ridere, pensare, sognare. Non sono di bocca buona, sebbene le mie storie, pubblicate o non, siano più "leggere" dei miei gusti. Così sopra le righe. Quindi, al di là dell'oggettività, mi piace la scrittura schietta, quella che parla senza battere le ciglia.




Parlo con gli alberi, ascolto l'usignolo notturno, corro dietro alle zigene e parlotto tra me e me di etimologie e morfologie. Ed è così che creo un racconto, uno qualsiasi. Dentro di me. Talvolta vorrei tornare indietro e rifare tutto. Comprendere il significato, qualsiasi significato. Poi, mi dico che tutto scorre anche senza sapere il perché.

Mi piacciono le fotografie piccine, le case ordinate, il profumo che ha la biancheria appena lavata. Oggi si parlerebbe di aromaterapia. Tuttavia penso che i libri, i paesi e i racconti ci colpiscano in modo differente.

Conosco persone che amano certi luoghi per i Dolmen, i Cromlech, i Menhir e le leggende, altre, come me, per il respiro del drago. 

Conosco persone a cui piacciono le corone. Le indossano e cianciano di qualsiasi cosa, basta che se ne parli o ne se ne parli affatto. Altre, come me, preferiscono i margini, i confini, i lati, gli angoli. I rifugi, le tane, i piani B, i pori, le finestre.

E poi basterebbe osservare la gente, in rete e fuori dalla rete, per comprendere il loro, piccolo, grande universo, fatto di: scelte, candele bianche, vocaboli, libri, pellicole, immagini, ricerche e, spesso, rincorse. C'è chi urla, chi narra, chi sorride, chi salta, chi gioca, chi si giustifica e chi fa all'amore con le parole. Il mondo è colmo di ossimori. Nello spiegare il come e il perché, le anime semplici, che contengono spiriti complessi, si sottomettono all'idea generale del gruppo. E quindi il nord diventa la terra di qualche mitologia cosmica e l'estate un mantra da evitare: pelle bianca, afa, sudore, pressione bassa, ghiacciai, condizionatori e tante belle cose... però "salviamo le api!" Già visto.
La via di mezzo la intravedo di rado, tuttavia continuano a piacermi le parole altrui, quelle in cui mi ci ritrovo sebbene mi adatti a tutte le temperature, adori Edgar Allan Poe e tifi per Jean Eyre e Anne of Green Gables.
Non Amo "Il grande Gatsby" perché racconta la storia sfortunata di un uomo e una donna, amo John Gatsby perché: è imperfetto, è solo, è un Don Chisciotte e mi somiglia. E sì, mi piace parlare d'amore.

Mi ritrovo nel post di Tatiana

Non è colpa mia se sono perennemente seccata. 
E' che il 99% delle persone umane sono stereotipi vestiti da "qualcuno" e io mi annoio.
A me piacciono i Matti, i Veri, quelli "gentili che vengon presi per scemi ed ingenui o prese per gatte morte", gli svampiti, gli stralunati, gli eccentrici, i sognatori disillusi e non i romantici da diabete subito (e stroncami per favore!).
Insomma gli schietti, che camminano su un filo come funamboli.
I cuori infranti e "mai più mi innamorerò".
Quelli che l'orrore vero è sull'autobus o sulla metro tra puzza di piscio e sudore e odore di kebab con le cipolle alle sei di mattina perché ognuno ha diritto a una vita dignitosa, a un momento di pace che Pace non è.
Quelli che s'addormentano sfiniti in metro.
Quelli che sorridono ai cani, specie se randagi (come loro, probabilmente).
Quelli fuori tempo che ascoltano ancora il growl e con 60° all'ombra e una umidità che ti fa venire le branchie ma hanno su la maglietta dei "Cannibal Corpse": N E R A (!).
E quei cazzo di piedi che friggono negli anfibi...
Quelli estasiati dall'odore del gelsomino (dopo l'inferno subumano di ascelle pelose e non lavate tra la folla di Roma).
Quelli che hanno sempre un libro in borsa o nel borsello o nello zainetto.
Quelle e quelli che fanno le cassiere, a giugno quasi finito, e sorridono quando mi vedono e facciamo caciara perché sì, perché fa caldo, perché vaffanculo la fila e non siamo qui "solo per servirvi!".
E poi mi piacciono le gattare, le canare e anche le versioni maschili.
E i punkabbestia e ci ho preso una birra giusto l'altro ieri.
E i sopravvisuti.
E le donne senza tette che se le fanno ricostruire perché "vaffanculo il tumore" (Daje, Gabriella!).
Le femministe che si depilano.
Le accademiche e gli accademici che oggi non vanno a lezione perché devono andare a fare la maratonina coi bimbi affetti da leucemia e si prendono malattia.
I controllori che "te stai peggio di me e oggi niente multa".
Insomma, quelli con la rogna.
La rogna è democratica.
Te la passi, la condividi.

Altro che Facebook.
Per questo, oggi sono seccata appena appena un pochino di meno, vah.
E Cià.
Ah, e quelli che scrivono di getto, tipo me, qualunque cazzata gli passi per la mente.
 Tatiana



E vorrei avere la bellezza di una Laura o di una Rossella. 



* La tua libreria segue un criterio, o i libri sono in ordine sparso?

In ordine sparso, piacevolmente confuso e a effetto arcobaleno, con qualche eccezione. Alcuni libri sono vicini perché parlano dello stesso argomento, ma avendone tanti sono raggruppati su scaffali diversi. Altri libri, dato che fanno parte della stessa casa editrice – ne ho molti – sono invece quasi tutti vicini. Ma la maggior parte sono sparsi e senza un senso apparente. So dove sono e dove trovarli quando li cerco, e questo mi basta.

Laura



... E' in ogni corolla, in ogni conchiglia, in ogni goccia di pioggia, in ogni animaletto del bosco, in ogni pietra e in ogni radice, in ogni mela succosa. E' nel movimento. E' in una luce. È in una mano nella tua...
Rossella


Io? Sono una con la rogna, ma sorridente come le commesse di Tatiana.
Tuttavia, sono pur sempre una sopravvissuta.  
I miei racconti, in fondo, a ben guardare, sono malinconici, come mio nonno prima di me.


... Mentre avanzavo, il cuore iniziò a battere forte. Non avevo punti di riferimento, ero un tutt'uno con il labirinto, mi concedevo a lui e lui si concedeva a me. I battiti dentro al petto si attenuarono. Arrivata al centro del dedalo, mi ritrovai dinanzi ad una piccola torre. Salii la scalinata di ferro battuto che gli girava attorno. Mi sentii nuovamente sbigottita da quel luogo incantato. Da lì, ammirai le altissime siepi, la grandezza dell'opera. Mentre contemplavo il paesaggio, ebbi la netta sensazione che stesse per accadere qualcosa. Come a Triora le mie gambe cedettero. Il mondo si stava dissolvendo...

Simona

Agata sta arrivando.




E io scrivo di getto...

2 commenti:

  1. waoooo!!! che foto!! soprattutto l'ultima.
    Siamo entrambe delle sopravvissute. Io ho scoperto di essere una PAS (Persone altamente sensibili), speciali dice la psicologia, ma la sensibilità si paga con una difficoltà perenne.
    Come dicevo, mi salvano i sogni. CI salvano i sogni.
    Dovrei piacergli alla tua amica Tatiana, non solo perché mi vesto di sogni, ma perché non indosso i vestiti degli altri, e anche questa cosa si paga. Alla gente non piaci se non ti allinei.

    Un bacione

    RispondiElimina
  2. Il colore delle immagini, ed il colore della scrittura !

    RispondiElimina

Alla Ricerca

“Alla ricerca di Agata” fa parte di una trilogia sul “tempo”, non è una saga. “Racconto Gotico”, nella mia testa, ha tre versione e du...