giovedì 31 gennaio 2019

Di Streghe...

Da "Oz"



Oggi sappiamo che in Europa, tra il 1450 e il 1750 circa, morirono più di 100000 persone, la maggior parte donne, accusate di stregoneria.

Molti inizierebbero a parlarvi di Dee e Madri, poiché secondo svariate versioni tutto ebbe inizio da lì, tuttavia, cercherò di essere alquanto breve, parlandovi di come l'uomo sia sempre stato affascinato dalla stregoneria. Ancora oggi i racconti pullulano di streghe e stregoni.

Immaginatevi di far parte di un piccolo gruppo di persone, ora immaginate che questo piccolo gruppo diventi un paese, poi una città, poi ancora una regione, una nazione ed infine un continente. Ecco l'essere umano, nella sua corsa verso la civiltà, ha combattuto nemici “immaginari”, emarginando i deboli, le donne e i “diversi” (le virgolette sono d'obbligo).

Gli studiosi della storia delle religioni sono concordi nel dire che la magia è un fenomeno comune.

Il cristianesimo, nei primi secoli della sua nascita, da subito condannò gli oracoli, i divinatori e i guaritori, ma a ben guardare Gesù di Nazareth fu accusato di stregoneria dai Farisei e i primi cristiani subirono la stessa accusa dai Romani.
Secondo il libro di Enoch, ufficialmente mai accettato dalla Chiesa, gli incantesimi e gli scongiuri furono insegnati agli uomini dagli angeli caduti, insieme alla conoscenza delle erbe, quindi c'è un legame tra Lucifero e la medicina.
Per farla breve, la magia è il collante di qualsiasi forma di religione, sebbene quando si parla di “magia” tutti pensano a bacchette magiche o a scope volanti. Un tempo a difesa contro la peste si usava indossare un frammento di reliquia.

Ildegarda di Bigen (1098-1179), poetessa, badessa, mistica e santa tedesca, nella sua summa medica “Cause e cure dell'infermità”, individuò le cause delle malattie affidandosi alle influenze lunari, astrali, all'utilizzo delle erbe e alla teoria umorale. Nella “Physica” classificò le erbe a seconda che fossero più o meno fredde. Progressivamente prese in considerazione le caratteristiche naturali alle quali aggiungeva legami con il soprannaturale. Ad esempio, se qualcuno era vittima di insania causate dal “cervello freddo” suggeriva di applicare sulla testa farina e polvere di bacche di alloro mescolate in acqua di cardo. La mistica tedesca si interessò alla contromagia, probabilmente influenzata dall'ambiente in cui viveva. Per combattere un sortilegio consigliava di bere l'acqua passata attraverso un legno di cipresso per nove giorni, avendo cura di recitare una formula: “io ti verso, acqua, attraverso questo foro, e questa forza virtuosa, in modo che tu possa scorrere dentro questa persona in cui sensi sono intrappolata”.

Inizialmente il Cristianesimo si trovò ad affrontare le eresie che spuntavano un po' ovunque. I “pagani”, a detta dei Cristiani, pretendevano di paragonare i loro poteri a quelli di Cristo, visto che Gesù aveva praticato esorcismi e guarigioni. Fino al XII secolo i santi svolsero un ruolo primario: guarivano i malati, praticavano esorcismi e facevano miracoli. Quando morivano, le loro reliquie continuavano il lavoro svolto fino a quel momento. La tradizione vuole che lo scontro tra i pagani e i santi sia violento: il santo brucia i templi; il pagano vuole uccidere il santo; Dio manifesta il suo potere con il miracolo. Nel 1320 papa Giovanni XXII estese il potere degli inquisitori, mentre Bernardo Gui aggiunse un altro capitolo dedicato alle streghe e agli indovini nel suo “Manuale dell'inquisitore”. Nel 1458 venne ridiscusso il “Canon Episcopi” dal domenicano Nicola Jacquier, il quale aveva scritto “Flagellum Haereticorum” (La frusta degli eretici). Per il domenicano le streghe si riunivano in vere e proprie sette, che andavano contro la Chiesa. Intorno al 1486 venne stampato il “Malleus Maleficarum” (Il martello delle streghe), il famoso testo della caccia contro le streghe, in cui si sottolinea l'inferiorità della donna. Le guerre civili, le carestie, la povertà e l'ignoranza incoraggiarono la caccia contro le presunte streghe. La maggior parte dei processi scoppiarono in Germania, Svizzera, Paesi Bassi e Francia.

Tralascio in questo post gli eventi drammatici e passo direttamente al “folclore”.

Nelle illustrazioni classiche troviamo la strega svolazzante nel cielo a cavallo di un bastone o una scopa. Quest'ultima, a detta degli studiosi, rappresenta il carattere femminile, sottolineando così il ruolo della donna tra le streghe. A detta di Jacques Brosse, in Europa, dove abbondavano le betulle, si legavano rametti di questa pianta (albero sacro agli sciamani), mentre nel sud si utilizzavano rami di ginestra, tanto che il vocabolo francese per indicare la scopa è “balai”, che deriva dal gaelico “banatlo” (ginestra). Nell'Inghilterra medioevale la scopa era considerata un oggetto femminile e quando una donna non era in casa la poneva fuori dalla porta; a Guardiola (Abruzzo) la strega non riusciva ad entrare se qualcuno rovesciava una scopa; in Valle Aurina (Alto Adige) il 15 agosto veniva confezionata una scopa con erbe aromatiche e fiori di campo e, una volta benedetta, si conservava per proteggersi dai temporali; nelle Marche, la notte di San Giovanni, la scopa di saggina veniva utilizzata per allontanare le streghe.

La bacchetta magica è entrata nell'immaginario della letteratura fantasy e viene usata soprattutto dai maghi e dalle fate. Anche le streghe sembra non siano rimaste immuni al suo fascino. Il vocabolo bacchetta deriva dal latino baculus o baculum (bastone) e quella delle fate dovrebbe essere priva di nodi. Il fuso utilizzato dalle parche, per determinare il destino, è un semplice bastoncino. La parola “fuso” deriva dalla radice da cui nasce fustis (bastone), radice che ha creato il vocabolo greco “phyo” (spuntare, far crescere).

Il calderone, secondo la tradizione popolare, è uno degli oggetti più usati dalla strega, ciò nonostante Margaret Murray ci ricorda che compare di rado nei processi per stregoneria. Nella mitologia celtica vi sono svariati calderoni magici e della rinascita. Un calderone celtico giunto fino a noi è quello di Gundestrup, trovato nel 1891 nel nord della Danimarca.

Il cappello della strega potrebbe nascere dalla precedente iconografia della fata medioevale, che indossava un copricapo a punta a forma di cono proveniente dalle Fiandre: Hennin. Alcuni ipotizzano che il cappello derivi dalla Dea Greca Hestia, Vesta per i Romani.

Se volessimo essere maliziosi il cappello a punta, la scopa o il forcone richiamano un'immagine fallica, quasi a sottolineare le azioni lussuriose di queste donne.

Fonti: "Acque Stregate" saggio del 2009 scritto dalla sottoscritta (fuori catalogo); "Parole, cose, guarigioni" di Paolo Galloni.

Continua...

2 commenti:

Anaal nathrakh, urth vas bethud, dokhjel djenve

A Rossella Scrivere è come il respiro del bosco. Non ne puoi fare a meno. E' un flusso continuo. Le persone non lo sanno, ma tutti ...