lunedì 21 gennaio 2019

Del Racconto

The Morrigan by Karl Wennergren
Ogni volta che raccontiamo una storia non facciamo altro che allargare una mappa, quella dell’immaginazione.
Ogni racconto racchiude un mistero, un incontro, un’esperienza, un sogno, una speranza. I personaggi prendono vita quando leggiamo un testo o guardiamo un film, senza di noi rimarrebbero bloccati tra le pagine di un libro o sceneggiatura. Ammiriamo la luna e la raccontiamo, perché siamo suggestionati dalle parole. 
Abbiamo bisogno di comunicare all’altro i nostri sentimenti: paura, felicità, sorpresa. Da ragazza mi piacevano gli eroi appassionati e ribelli, tipici dei romanzi romantici, e i “racconti di fantasmi”. 
Ero affascinata dai cigolii e dalle sagome notturne. Se tornassi indietro non esiterei a studiare “letteratura gotica inglese” all’università. La mia vita è stata davvero, citando Eric Roth quello di “Forrest Gump”, come una scatola di cioccolatini (“la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”, cit.).


Molti non sanno, e non è un dramma, che il genere letterario “racconti di fantasmi” nasce nel settecento, quando era in voga “la Ragione”. In ogni caso, quello che più mi stupisce è che in Italia non abbiamo mai avuto un Poe, sebbene i primi scrittori inglesi del genere “gotico” si ispirassero proprio alle atmosfere italiane. Tra la seconda metà dell’ottocento e inizio novecento, alcuni autori italiani, come Luigi Gualdo, si sono cimentati nelle ghost story.
I generi “fantasy” o/e “gotico” risvegliano la nostra natura infantile. Prendete ad esempio “l’orrore”, è un sentimento dalle molteplici facce, che allontaniamo “nel mondo reale”, ma che molti ricercano nei fumetti, pellicole, libri. Spesso si tende a snobbare un certo tipo di letteratura, dimenticando che perfino Wilde, Maupassant, Pirandello, Zola ci hanno fatto assaporare l’inspiegabile “altrove”.
Leggiamo i libri che più ci piacciono o assomigliano. Talvolta lo facciamo per distrarci, per farci trasportare in altri luoghi e atmosfere. Alcuni libri ci insegnano qualcosa, altri ci fanno sognare, altri ancora ci donano spunti di viaggio e lettura.
Ancor prima della scrittura abbiamo creato favole, miti, leggende per spiegare l’inspiegabile, per “spaventarci”, per innamorarci. Abbiamo iniziato a scrivere la mappa dell’immaginazione e, tassello dopo tassello, oggi quella mappa è un universo di isole, stelle, costellazioni.
Se, ad esempio, prendiamo la mitologia norrena, troviamo storie di lupi e streghe. Per farvela semplice, nella foresta chiamata Foresta di Ferro, a est di Midgard, vive una strega. La vecchia strega genera dozzine di giganti e tutti hanno l’aspetto di lupi. Il Mana-garmr o Mánagarmr, il segugio della Luna, inghiottirà la luna, facendo spegnere il sole. A quel punto i venti si alzeranno ululando in ogni dove. Dai miti impariamo qualcosa in più sui nostri antenati, soprattutto accendiamo la luce dell’immaginazione. La “foresta di ferro” e “il segugio della Luna” risvegliano ricordi ancestrali, ed è lì che talvolta ci piace tornare.

“… Entrambi raccontavamo delle storie, ma Michael lo faceva parlando con le persone, perlustrando e scoprendo luoghi. Le mie narrazioni uscivano da un vecchio appartamento in affitto, prendevano vita soltanto quando venivano lette da qualcuno…” (da “Alla ricerca di Agata”, working in progress)

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