martedì 12 marzo 2019

Salem e Racconto Gotico

Racconto Gotico (lo trovate scontato ancora per qualche giorno su Amazon) è nato per caso, la vigilia di Natale.
Abbandonare Alice e James è stata una piccola tragedia. Quando scrivi diventi parte della storia. Ti immergi.
Il titolo nasce dalla mia passione per una certa letteratura. Amo le atmosfere alla “The Witch” (film del 2015) , tuttavia sono romantica come Charlotte Brontë e meno divertente di Jane Austin. Alice ha molte affinità con Jane Eyre.
A differenza di alcuni scrittori non programmo le storie, non ho i capitoli in mente. Qualsiasi cosa io scriva (post e libro) nasce, cresce e finisce per caso. Non seguo un filo, anche se il filo nelle mie storie c’è sempre e gli indizi sono disseminati ovunque. Per certi versi il mio modo di fare è simile a quello di King, quando mi prefiggo di scrivere, accendo il pc e aspetto. Esce sempre qualcosa.

Fantasmagorico
Ogni avvenimento si compie grazie all’inconfutabile fede dell’essere umano, il quale per tutta la sua esistenza si prefigge una meta. La letteratura s’inspira a fatti di cronaca, talvolta, suggestionata dall’ambiente che la circonda. È innegabile che i racconti di fantasmi abbiano raggiunto una vasta popolarità nell’ambiente anglosassone. Horace Walpole, nel romanzo “The Castle of Otranto” (1764), mette in campo spettri, cigolii e tutti quegli ingredienti che fanno parte della letteratura gotica. Altri scrittori seguono le sue orme, ad esempio George Walker, Ann Radcliffe e William Godwin. Il racconto soprannaturale prende spunto dalle fiabe dei vecchi e dai mormorii del volgo, offrendo gemiti soffocati, entità ultraterrene, castelli diroccati, cantine putride e sepolcri in rovina.
A Ginevra, la sera del 15 luglio del 1816, nella lussuosa villa Dioddati, è riunito un piccolo gruppo di persone, tra le quali: lo scrittore e poeta Lord Byron; il poeta Percy Bysshe Shelley con la seconda moglie Mary; il segretario di Byron, John William Polidori e Claire Clairmont. Il tempo non è dalla loro parte, piove ininterrottamente e la compagnia si annoia. Byron, galvanizzato da un’antologia di storie tedesche del soprannaturale, Phantasmagoria, e dalle ricerche di Georges Cuvier, suggerisce che ciascuno scriva un racconto dell’orrore. Byron, Polidori, Shelley e Mary decidono di mettere nero su bianco una storia di fantasmi.
Mary Shelley nell’introduzione dell’edizione del 1831 di “Frankestein” scrive: “Quell’estate risultò fredda e uggiosa, piogge interminabili ci costrinsero a casa per giorni. Trovammo per caso alcuni volumi di storie di fantasmi, tradotti dal tedesco al francese.”
Non siamo ancora in epoca Vittoriana, tuttavia il secolo promette bene, gli esperimenti sull’animazione del dottor Erasmus Darwin e le scoperte sull’elettricità e i fulmini di Benjamin Franklin influenzano i lavori dei quattro amici. Un nuovo Prometeo inspira la mente degli intellettuali: immortale e portatore di elettricità.
Shelley ben presto rinuncia allo svago, Byron scrive un frammento sulle rovine di Efeso.
John William Polidori (1795-1821), ispirato dallo stesso Byron, scrive un racconto, intitolato “Il vampiro”. Dapprima la sua pubblicazione avviene in forma anonima e ottiene un grande successo. In molti pensano che l’abbia scritto Byron e nasce il mito del non morto.
Mary Godwin (1797-1851), seconda moglie di Shelley e all’epoca ventenne, in pochi mesi dà alla luce il capolavoro del soprannaturale: “Frankenstein, o un moderno Prometeo”.
Il personaggio a cui Polidori dà vita è una sorta di parodia di Byron e si rifà al Byron satanico dipinto da Lady Caroline Lamb nel romanzo “Glenarvon”. Lamb, delusa prima dal marito e poi da Byron, per vendetta rappresenta quest’ultimo come un uomo perfido, attribuendogli i panni del crudele Ruthven Glenarvon. Polidori riprende il nome Ruthven per il suo vampiro.
Buona parte degli elementi della novella “Il vampiro” sono ereditati dalla tematica gotica.
Rapidamente diventa spunto di altri racconti, uno dei primi a ispirarsi a Polidori è lo scrittore tedesco E. T. A. Hoffmann (1776-1822), che nel “Vampirismo” del 1821 reintroduce la figura della donna vampiro.
Nel 1871 fa la sua comparsa, sulle pagine della rivista “The Dark Blue”, “Carmilla” (Millarca o Mircalla) dell’irlandese Joseph Sheridan Le Fanu (1814-1873). Il personaggio femminile sembra una parente di Lord Ruthwen (“Il vampiro” di Polidori), pallida e impenetrabile come le dame dipinte dai pittori preraffaelliti. Gli elementi della narrazione seguono le regole della “ghost-story”: l’isolamento, la nebbia, i sogni angosciosi, i crepitii, la penombra.
Grazie a Polidori, e ai racconti sui vampiri, che lo scrittore irlandese Bram Stoker (1847-1912) partorisce, in piena epoca Vittoriana, il libro gotico per eccellenza: Dracula. È il 1897.
Stocker studia accuratamente le tradizioni e il folclore della Transilvania, sembra che in Romania le leggende sui vampiri siano popolari sia in città sia nei villaggi. Secondo la studiosa rumena Agnes Murgoci (1875-1929) ci sarebbero tre tipi di vampiro: il vampiro vivente, il vampiro defunto e il varcolac, il vampiro che inghiotte la luna e il sole durante le eclissi. Nel 1897, in Romania il metodo efficace per uccidere un vampiro è strappargli il cuore, altre volte è sufficiente sigillare il non morto nella sua tomba.
Stoker analizza i costumi e i miti di quelle terre, e s’ispira al signore e principe di Valacchia Vlad Țepeș o Vlad III (1431-1477) per il suo Dracula, difatti Vlad III è noto anche come Dragwlya o Dracul (DragkwlyaDragulea, Dragolea, Drăculea).
Il romanzo, figlio legittimo del “gotico” e de “Il vampiro” di Polidori, diventa ben presto un caso letterario. Scritto in forma epistolare, influenzerà la cultura vampiresca per gli anni a venire, dai film alle serie TV, dai giochi ai fumetti, dai musical all’editoria.
Il fascino “sensuale” dei vampiri nasce in precedenza con Polidori, Le Fanu, Gautier (La Morte amoureuse del 1836) o Anne Crawford (A mystery of the Campagna del 1891) e si sviluppa con Bram Stoker, in un’epoca in cui non si può parlare di sesso, e il “sangue” ne è una perfetta metafora.
La letteratura britannica è un susseguirsi di paure, tormenti, specchio di una società imbrigliata nelle sue regole.
Fonti:
Fantasmi inglesi” – a cura di Gianni Pilo/Sebastiano Fusco (1994)
Il vampiro” di Polidori a cura di Erberto Petoia (1994)
Dracula “di Bram Stoker, ed. Mondadori (1992)
Byron” di Elizabeth Longford, ed. Rusconi (1978)
Vampiri e Lupi Mannari” di Erberto Petoia, ed. Newton & Compton (1991)
Da il saggio “La cosa in sé – la mappa dell’immaginazione” di Simona Matarazzo. Mai finito e mai corretto.

***
Il mio secondo libro “La ricerca di Agata” tratterà anche di streghe,  ma non posso dire altro. La protagonista a breve volerà a Salem e quindi vi lascio un altro capitolo del mio saggio.
Terrore a Salem
A Salem, prima dei processi contro le streghe del 1692, i Putnam e i Porter sono ai ferri corti. La famiglia Porter gode di un certo successo economico, mentre ai Putnam le cose non vanno bene, anzi sostengono che il loro declino finanziario derivi dall’avidità e dalla popolarità degli ultimi arricchiti. I Putnam sono dei semplici agricoltori che seguono le regole dei puritani tradizionali, mentre i Porter sono commercianti a tutti gli effetti, troppo individualisti secondo la mentalità di Salem. Nel 1672, una diga di proprietà dei Porter inonda le terre dei Putnam, aprendo tra le due famiglie un travagliato contenzioso, nello stesso anno in cui viene concesso il diritto di costruire una nuova chiesa. Al progetto, naturalmente, partecipano i Putnam, che attraverso la “Chiesa” auspicano di controllare l’intera comunità. A complicare le cose è l’arrivo di un nuovo reverendo, un certo Samuel Parris, figlio di un noto mercante delle Barbados, invitato dai Putnam. Parris è un sacerdote puritano, e quando giunge a Salem porta con sé una schiava, Tituba, che conosce i segreti della magia caraibica. A ragion del vero nessuno conosce le origini di Tituba, si sa soltanto che è stata comperata al mercato degli schiavi e che in alcuni testi appare con la pelle nera come l’ebano.
Qualche anno prima, nel 1689, il pastore puritano e medico John Cotton Mather (1663-1728) pubblica un libro in cui riporta una storia di stregoneria accaduta a Boston. Tre bambini iniziano a comportarsi in modo bizzarro dopo aver litigato con la lavandaia irlandese Mary Glover. Secondo Cotton Mather si tratta di stregoneria. Mary viene impiccata il 16 novembre del 1688, l’isteria che colpirà da lì a poco il Massachusetts è appena iniziata.
In inverno, tra il 1691 e il 1692, Elizabeth Parris figlia di Samuel Parris, di appena nove anni, e la cugina Abigail Williams, di undici, si comportano in modo strano. A detta dei testimoni, strisciano per terra, emettono versi bizzarri e, cosa più spaventosa, i loro corpi si contorcono assumendo posizioni disumane.
Dinanzi a questi fenomeni i medici non riescono a trovare una soluzione. Il primo a parlare di possessione diabolica è il dottore William Griggs, il quale sostiene che le bambine siano state stregate. A questa conclusione arrivano anche Samuel Parris, William Phips e William Stougthon.
Da lì a poco, altre adolescenti iniziano ad avere strani comportamenti, tanto da spingere gli abitanti del villaggio al passo successivo. Mary Sibley propone di cucinare la torta delle streghe, Witches cake, i cui ingredienti sono segale ed urina, e darla in pasto a un cane. L’animale, una volta mangiato l’intruglio, sarebbe in grado di riconoscere il responsabile del malocchio. Lo stratagemma non ottiene nessun risultato e a quel punto gli abitanti, sempre più impauriti, decidono di interrogare le vittime del sortilegio.
Le ragazze interpellate aumentano e oltre ad Abigail e Elizabeth si uniscono: Elizabeth Hubbard, Mary Walcott, Mercy Lewis, Ann Putnam Jr. e Susannah Sheldon.
Il tribunale è presieduto da William Stoughton, John Hawthorne, Bartholomew Gedney, Jonathan Corwin e altri magistrati illustri del Massachussets.
Durante il processo, le ragazzine rivelano che nei loro giochi spesso praticano la divinazione, anche grazie a Tituba, la schiava del pastore Parris. La prima ad essere accusata, infatti, è Tituba, la quale non nega di essere una strega, anzi dice di parlare con una sorta di demone. Durante le torture, Tituba fa il nome di altre donne, e, liberata da Samuel Conklin, scompare per sempre da Salem. Sarah Good, colpevole di essere una mendicante sopra le righe, e Sarah Osborne, responsabile di non aver lasciato gli averi ai figli del primo marito, vengono accusate di stregoneria. Ormai la caccia è aperta, ad uno ad uno i presunti colpevoli vengono messi a confronto con le ragazze, che si contorcono e puntano il dito. Tra gli arrestati c’è addirittura una bimba di quattro anni, Dorothy Good, figlia di Sarah Good. I giochi sono fatti, vengono imprigionati Abigail e Deliverance Hobbs, Martha Corey ed Elizabeth Proctor.
Martha Corey, allora settantaduenne, viene accusata nonostante sia conosciuta per le sue opere di pietà e partecipi attivamente alla vita di Chiesa. Quando insinua che le impossessate stiano mentendo, Ann Putnam Jr. e Mercy Lewis non ci pensano due volte ad accusarla di stregoneria. Ovvio che un animo raziocinante, come quello di Martha, è convinto che nessuno possa credere alle finte invasate, eppure durante il processo accade l’inevitabile. Le ossesse imitano i movimenti di Martha, come se lei stessa le manovrasse. Il dramma si compie sotto i suoi occhi, Mercy e Ann iniziano a urlare. Il 22 settembre del 1692 viene impiccata, qualche giorno prima, il 19 settembre, il marito Giles Corey riceve una morte ancora più brutale. Spogliato dei propri abiti, viene fatto sdraiare, con una tavola sul petto, e a quel punto, sotto lo sguardo non così atterrito dei vicini, gli posizionano rocce e pietre pesanti sul legno, finché non muore stritolato.
Il pastore puritano John Cotton Mather incoraggia il proseguimento dei processi, esorta a punire i malvagi, parteggiando per i giudici. Descrive dettagliatamente gli avvenimenti di Salem, presentando un quadro imparziale e di parte. Eppure Cotton Mather è un uomo di scienza, uno dei primi a sostenere l’inoculazione del vaiolo per combattere la malattia stessa.
È assurdo immaginare che un’intera comunità possa arrivare a tanto, soprattutto quando i temibili accusatori assumono le sembianze di piccole creature. Tra le più crudeli querelanti c’è Ann Putnam Jr., di appena tredici anni. Anche lei conosce il gioco “venus-glass”, durante il quale si fanno cadere delle uova in un bicchiere di acqua, per tentare di scorgere il futuro. Le bambine dicono di aver visto una bara, può darsi uno spettro o ancora un demone. Forse sono impressionate dai racconti di Tituba, forse vogliono soltanto giocare. Sta di fatto che quando Elizabeth Parris scompare dalla scena, per non inquinare le prove, Abigail Williams e Ann Putnam Jr. diventano ancor più violente. Ann inveisce ed infine accusa ben sessantadue persone.
In molti sostengono che Ann sia uno strumento di suo padre, Thomas Putnam, del resto non è un caso che proprio le due famiglie più famose di Salem, i Putnam e i Porter, c’entrino qualcosa con la caccia alle streghe. Entrambe le fazioni hanno parenti ed amici tra gli accusatori, i testimoni e i giudici. Fra gli storici, c’è chi sostiene che le due famiglie abbiano formato un cerchio di persone, in grado di approfittarsi della testimonianza delle bambine per eliminare la fazione avversaria.
Ann fa bene il suo compito e lo porta a termine. Probabilmente non bastano le scuse del 25 agosto del 1706, né ci consola sapere che proprio Ann sia l’unica delle ragazze “indemoniate” a scusarsi per l’orrore arrecato.
Rebecca Nurse viene arrestata la mattina del 24 marzo del 1692. È inutile dire che la donna è reduce da una lunga battaglia proprio con i suoi vicini di casa, i Putnam. Ed è per un pezzo di terra che viene arrestata e impiccata.
Le vittime di Salem sono una ventina: Bridget Bishop, Rebecca Nurse, Sarah Good, Elizabeth Howe, Susannah Martin, Sarah Wildes, George Burroughs, George Jacob, Martha Carrier, John Proctor, Giles Corey, John Willard, Martha Corey, Mary Eastey, Mary Parker, Alice Parker, Ann Pudeator, Wilmot Redd, Margaret Scott, Samuel Wardwell, Ann Forster (morta in prigione).
L’immaginazione dell’uomo è capace di creare meraviglie, ma anche incubi da cui ti vorresti svegliare.
Fonti:
Narratives of the Witchcraft Cases di George Lincoln Salem Village (1648 – 1706) – dagli archivi di internet
Six Victims of 1692 Salem Witch Trials – cleared – articolo del 2015
The specter of salem: remembering the witch trials in nineteenth century america di G. Adams (2009)
Storia delle streghe e della stregoneria” di P.G. Maxwell-Stuart, traduzione di Daniele Ballarini, ed. Newton & Compton (2003)
Le Streghe” di Marina Montesano, ed. Giunti (1998)
Da il saggio “La cosa in sé – la mappa dell’immaginazione” di Simona Matarazzo (il saggio sarà centellinato in rete a puntate, alla fine ho deciso di non pubblicarlo per mancanza di spazio, tempo e volontà)
- Testi e immagine di Simona Matarazzo

mercoledì 13 febbraio 2019

Letture di Agata

Irlanda, dove il confine tra mito e realtà non è così netto.
Là dove l’acqua può diventare la più acerrima dei nemici e al contempo amica fidata, c’è chi racconta storie di selkie e di mondi nascosti.
Brennalyn ama ascoltarle, poiché sa che il suo destino è quello di tornare all’oceano che l’ha generata: ha le mani palmate, gli occhi e i capelli scuri come le donne-foca delle leggende. Tuttavia il paese diffida di lei, raccolta da Fergus la notte di Ognissanti quando era ancora in fasce. Divisa tra terra e acqua, Brennalyn desidera la libertà che solo il mare può darle.
Attraverso il pregiudizio, la superstizione e la solitudine, imparerà a conoscersi, accettando la pelle di foca che l’accompagna dalla nascita.




... Brennalyn non vedeva la candida lana: sotto il suo sguardo scorrevano i racconti che lei stessa inventava di ora in ora. I fili e i nodi diventavano allora rivoli d'acqua chiara, dai quali attingeva per stimolare la fantasia. Le sembrava di usare le onde del mare per intessere la sua storia, imprimendola sulla stoffa creata dai movimenti delle mani...”

Brennalyn raggiunge la libertà, e la propria consapevolezza, dopo una lunga serie di eventi.  La scrittrice Melania D'Alessandro narra, attraverso sentimenti ed emozioni, l'integrazione sociale della protagonista, ed è per questo motivo che “Pelle di foca” è un romanzo di formazione.
Potrebbe, per come è stato scritto, diventare un classico della letteratura. Ricorda, ma non per la storia, romanzi come “Anne of Green Gables” (Anna dai capelli rossi) di Lucy Maud Montgomery o The Secret Garden (Il giardino segreto) di Frances Hodgson Burnett.
E' un libro per tutti, che farei leggere a scuola. E' educativo, elegante, commovente e soprattutto ben scritto.
Spesso i romanzi di formazione non si esimono dal manifestare un certo conformismo, la scrittrice, invece, come nei classici della letteratura, racconta una storia dove non c'è un vero buono o un vero cattivo.
La peculiarità di Melania è quella di aver scritto un libro imbevuto di disegni (fatti dalla stessa autrice), leggende, fiabe, canzoni, superstizioni e tradizioni irlandesi. Per chi, come me, ama l'Irlanda il romanzo apre tante piccole porticine.

... A Samhain si onoravano i defunti e, come da tradizione, ogni anno i McNamara aggiungevano un posto in più a tavola, quello che sarebbe spettato a Maire, e preparavano insieme il Colcannon, il suo piatto preferito...”

Pelle di foca” è speciale perché è originale la persona che l'ha scritto, pur conoscendola appena, si riesce a intravedere la sua umanità.
Il finale è bellissimo.



Non essendo una “critica letteraria” mi spingo un po' in là, se mi consentite. Non sono di bocca buona, per quante cose legga non mi piace quasi nulla, e non dovrei, lo so, dirlo visto che ho scritto un libro. Cionondimeno, trovo che la scrittura di Melania D'Alessandro si avvicini a quella di Lois Lowry, ed è un grande complimento.


Della stessa autrice:
Sogni di Carta

L'arte di scrivere. Regole, tecniche e consigli di scrittura creativa
La città nascosta. Alla scoperta del mondo parallelo


Le foto, il video, il riassunto appartengono a Melania D'Alessandro

La critica è mia - SimonaEmme

Questo post lo troverete in tutti i miei spazi. Le cose belle meritano di essere pubblicizzate.

giovedì 31 gennaio 2019

Di Streghe...

Da "Oz"



Oggi sappiamo che in Europa, tra il 1450 e il 1750 circa, morirono più di 100000 persone, la maggior parte donne, accusate di stregoneria.

Molti inizierebbero a parlarvi di Dee e Madri, poiché secondo svariate versioni tutto ebbe inizio da lì, tuttavia, cercherò di essere alquanto breve, parlandovi di come l'uomo sia sempre stato affascinato dalla stregoneria. Ancora oggi i racconti pullulano di streghe e stregoni.

Immaginatevi di far parte di un piccolo gruppo di persone, ora immaginate che questo piccolo gruppo diventi un paese, poi una città, poi ancora una regione, una nazione ed infine un continente. Ecco l'essere umano, nella sua corsa verso la civiltà, ha combattuto nemici “immaginari”, emarginando i deboli, le donne e i “diversi” (le virgolette sono d'obbligo).

Gli studiosi della storia delle religioni sono concordi nel dire che la magia è un fenomeno comune.

Il cristianesimo, nei primi secoli della sua nascita, da subito condannò gli oracoli, i divinatori e i guaritori, ma a ben guardare Gesù di Nazareth fu accusato di stregoneria dai Farisei e i primi cristiani subirono la stessa accusa dai Romani.
Secondo il libro di Enoch, ufficialmente mai accettato dalla Chiesa, gli incantesimi e gli scongiuri furono insegnati agli uomini dagli angeli caduti, insieme alla conoscenza delle erbe, quindi c'è un legame tra Lucifero e la medicina.
Per farla breve, la magia è il collante di qualsiasi forma di religione, sebbene quando si parla di “magia” tutti pensano a bacchette magiche o a scope volanti. Un tempo a difesa contro la peste si usava indossare un frammento di reliquia.

Ildegarda di Bigen (1098-1179), poetessa, badessa, mistica e santa tedesca, nella sua summa medica “Cause e cure dell'infermità”, individuò le cause delle malattie affidandosi alle influenze lunari, astrali, all'utilizzo delle erbe e alla teoria umorale. Nella “Physica” classificò le erbe a seconda che fossero più o meno fredde. Progressivamente prese in considerazione le caratteristiche naturali alle quali aggiungeva legami con il soprannaturale. Ad esempio, se qualcuno era vittima di insania causate dal “cervello freddo” suggeriva di applicare sulla testa farina e polvere di bacche di alloro mescolate in acqua di cardo. La mistica tedesca si interessò alla contromagia, probabilmente influenzata dall'ambiente in cui viveva. Per combattere un sortilegio consigliava di bere l'acqua passata attraverso un legno di cipresso per nove giorni, avendo cura di recitare una formula: “io ti verso, acqua, attraverso questo foro, e questa forza virtuosa, in modo che tu possa scorrere dentro questa persona in cui sensi sono intrappolata”.

Inizialmente il Cristianesimo si trovò ad affrontare le eresie che spuntavano un po' ovunque. I “pagani”, a detta dei Cristiani, pretendevano di paragonare i loro poteri a quelli di Cristo, visto che Gesù aveva praticato esorcismi e guarigioni. Fino al XII secolo i santi svolsero un ruolo primario: guarivano i malati, praticavano esorcismi e facevano miracoli. Quando morivano, le loro reliquie continuavano il lavoro svolto fino a quel momento. La tradizione vuole che lo scontro tra i pagani e i santi sia violento: il santo brucia i templi; il pagano vuole uccidere il santo; Dio manifesta il suo potere con il miracolo. Nel 1320 papa Giovanni XXII estese il potere degli inquisitori, mentre Bernardo Gui aggiunse un altro capitolo dedicato alle streghe e agli indovini nel suo “Manuale dell'inquisitore”. Nel 1458 venne ridiscusso il “Canon Episcopi” dal domenicano Nicola Jacquier, il quale aveva scritto “Flagellum Haereticorum” (La frusta degli eretici). Per il domenicano le streghe si riunivano in vere e proprie sette, che andavano contro la Chiesa. Intorno al 1486 venne stampato il “Malleus Maleficarum” (Il martello delle streghe), il famoso testo della caccia contro le streghe, in cui si sottolinea l'inferiorità della donna. Le guerre civili, le carestie, la povertà e l'ignoranza incoraggiarono la caccia contro le presunte streghe. La maggior parte dei processi scoppiarono in Germania, Svizzera, Paesi Bassi e Francia.

Tralascio in questo post gli eventi drammatici e passo direttamente al “folclore”.

Nelle illustrazioni classiche troviamo la strega svolazzante nel cielo a cavallo di un bastone o una scopa. Quest'ultima, a detta degli studiosi, rappresenta il carattere femminile, sottolineando così il ruolo della donna tra le streghe. A detta di Jacques Brosse, in Europa, dove abbondavano le betulle, si legavano rametti di questa pianta (albero sacro agli sciamani), mentre nel sud si utilizzavano rami di ginestra, tanto che il vocabolo francese per indicare la scopa è “balai”, che deriva dal gaelico “banatlo” (ginestra). Nell'Inghilterra medioevale la scopa era considerata un oggetto femminile e quando una donna non era in casa la poneva fuori dalla porta; a Guardiola (Abruzzo) la strega non riusciva ad entrare se qualcuno rovesciava una scopa; in Valle Aurina (Alto Adige) il 15 agosto veniva confezionata una scopa con erbe aromatiche e fiori di campo e, una volta benedetta, si conservava per proteggersi dai temporali; nelle Marche, la notte di San Giovanni, la scopa di saggina veniva utilizzata per allontanare le streghe.

La bacchetta magica è entrata nell'immaginario della letteratura fantasy e viene usata soprattutto dai maghi e dalle fate. Anche le streghe sembra non siano rimaste immuni al suo fascino. Il vocabolo bacchetta deriva dal latino baculus o baculum (bastone) e quella delle fate dovrebbe essere priva di nodi. Il fuso utilizzato dalle parche, per determinare il destino, è un semplice bastoncino. La parola “fuso” deriva dalla radice da cui nasce fustis (bastone), radice che ha creato il vocabolo greco “phyo” (spuntare, far crescere).

Il calderone, secondo la tradizione popolare, è uno degli oggetti più usati dalla strega, ciò nonostante Margaret Murray ci ricorda che compare di rado nei processi per stregoneria. Nella mitologia celtica vi sono svariati calderoni magici e della rinascita. Un calderone celtico giunto fino a noi è quello di Gundestrup, trovato nel 1891 nel nord della Danimarca.

Il cappello della strega potrebbe nascere dalla precedente iconografia della fata medioevale, che indossava un copricapo a punta a forma di cono proveniente dalle Fiandre: Hennin. Alcuni ipotizzano che il cappello derivi dalla Dea Greca Hestia, Vesta per i Romani.

Se volessimo essere maliziosi il cappello a punta, la scopa o il forcone richiamano un'immagine fallica, quasi a sottolineare le azioni lussuriose di queste donne.

Fonti: "Acque Stregate" saggio del 2009 scritto dalla sottoscritta (fuori catalogo); "Parole, cose, guarigioni" di Paolo Galloni.

Continua...

lunedì 21 gennaio 2019

Del Racconto

The Morrigan by Karl Wennergren
Ogni volta che raccontiamo una storia non facciamo altro che allargare una mappa, quella dell’immaginazione.
Ogni racconto racchiude un mistero, un incontro, un’esperienza, un sogno, una speranza. I personaggi prendono vita quando leggiamo un testo o guardiamo un film, senza di noi rimarrebbero bloccati tra le pagine di un libro o sceneggiatura. Ammiriamo la luna e la raccontiamo, perché siamo suggestionati dalle parole. 
Abbiamo bisogno di comunicare all’altro i nostri sentimenti: paura, felicità, sorpresa. Da ragazza mi piacevano gli eroi appassionati e ribelli, tipici dei romanzi romantici, e i “racconti di fantasmi”. 
Ero affascinata dai cigolii e dalle sagome notturne. Se tornassi indietro non esiterei a studiare “letteratura gotica inglese” all’università. La mia vita è stata davvero, citando Eric Roth quello di “Forrest Gump”, come una scatola di cioccolatini (“la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”, cit.).


Molti non sanno, e non è un dramma, che il genere letterario “racconti di fantasmi” nasce nel settecento, quando era in voga “la Ragione”. In ogni caso, quello che più mi stupisce è che in Italia non abbiamo mai avuto un Poe, sebbene i primi scrittori inglesi del genere “gotico” si ispirassero proprio alle atmosfere italiane. Tra la seconda metà dell’ottocento e inizio novecento, alcuni autori italiani, come Luigi Gualdo, si sono cimentati nelle ghost story.
I generi “fantasy” o/e “gotico” risvegliano la nostra natura infantile. Prendete ad esempio “l’orrore”, è un sentimento dalle molteplici facce, che allontaniamo “nel mondo reale”, ma che molti ricercano nei fumetti, pellicole, libri. Spesso si tende a snobbare un certo tipo di letteratura, dimenticando che perfino Wilde, Maupassant, Pirandello, Zola ci hanno fatto assaporare l’inspiegabile “altrove”.
Leggiamo i libri che più ci piacciono o assomigliano. Talvolta lo facciamo per distrarci, per farci trasportare in altri luoghi e atmosfere. Alcuni libri ci insegnano qualcosa, altri ci fanno sognare, altri ancora ci donano spunti di viaggio e lettura.
Ancor prima della scrittura abbiamo creato favole, miti, leggende per spiegare l’inspiegabile, per “spaventarci”, per innamorarci. Abbiamo iniziato a scrivere la mappa dell’immaginazione e, tassello dopo tassello, oggi quella mappa è un universo di isole, stelle, costellazioni.
Se, ad esempio, prendiamo la mitologia norrena, troviamo storie di lupi e streghe. Per farvela semplice, nella foresta chiamata Foresta di Ferro, a est di Midgard, vive una strega. La vecchia strega genera dozzine di giganti e tutti hanno l’aspetto di lupi. Il Mana-garmr o Mánagarmr, il segugio della Luna, inghiottirà la luna, facendo spegnere il sole. A quel punto i venti si alzeranno ululando in ogni dove. Dai miti impariamo qualcosa in più sui nostri antenati, soprattutto accendiamo la luce dell’immaginazione. La “foresta di ferro” e “il segugio della Luna” risvegliano ricordi ancestrali, ed è lì che talvolta ci piace tornare.

“… Entrambi raccontavamo delle storie, ma Michael lo faceva parlando con le persone, perlustrando e scoprendo luoghi. Le mie narrazioni uscivano da un vecchio appartamento in affitto, prendevano vita soltanto quando venivano lette da qualcuno…” (da “Alla ricerca di Agata”, working in progress)

giovedì 17 gennaio 2019

Incontri



Incominciai a tenere un diario per il mio prossimo romanzo. Lessi intere pagine di segni premonitori, litanie e canti.


Talvolta inciampavo su tradizioni antiche come quelle di gettare sassolini in uno stagno o legare con 31 nodi del timo per poi seppellirlo a sette pollici di profondità.


Ogni storia inizia con un incontro e ogni incontro ci apre a nuove scoperte. 


Salem e Racconto Gotico

Racconto Gotico (lo trovate scontato ancora per qualche giorno su Amazon) è nato per caso, la vigilia di Natale. Abbandonare Alice e Jame...